«Un'altra brutta figura in campo internazionale per colpa di Amato»
Immigrazione clandestina: Amato annuncia intesa, Meidani contesta
publiziert: Montag, 31. Jul 2000 / 09:53 Uhr

Roma/Tirana - È durata poco la gioia del presidente del governo italiano Giuliano Amato per l'intesa raggiunta venerdì a Tirana con il collega albanese Ilir Meta sulla lotta al traffico di immigrati clandestini. All'indomani dell'annuncio, è infatti giunta la doccia fredda del presidente della Repubblica albanese Rexhep Meidani, che contesta l'accordo. E in Italia, Alleanza nazionale (An) e il Centro cristiano democratico (Ccd) non hanno perso tempo per attaccare Amato.

Secondo quanto indicato da Amato, l'intesa prevede che sarà l'Italia a vigilare sull'applicazione della nuova legge contro il traffico di migranti clandestini, che contiene norme più severe contro gli scafisti, approvata giovedì dal governo di Tirana.

«I grandi accordi tra i nostri paesi, quelli che regolano i rapporti in tutti i settori, sono stati raggiunti da tempo. Mi sembra anacronistico giocare col concetto di sovranità quando si tratta di rafforzare la collaborazione nel campo della sicurezza», ha osservato Meidani in un'intervista all'agenzia di stampa italiana Ansa. D'altra parte, secondo il capo dello Stato albanese, non bisogna farsi illusioni: per combattere il traffico di clandestini non basta schierare la polizia «perchè anche se l'Albania mettesse in campo centomila agenti non sarebbero sufficienti».

A suo avviso, quello che occorre è invece introdurre barriere anche negli altri paesi dell'area, e poi rilanciare lo sviluppo economico e culturale degli stati a forte domanda di emigrazione.

Meidani ha inoltre ribadito la sua idea che l'Albania sia vittima di una campagna xenofoba. Accusare genericamente i politici di connivenza con gli scafisti non è un buon metodo per giungere alla soluzione del problema: «servono prove per combattere e vincere questa battaglia, altrimenti tutto si riduce ad un attacco impietoso contro un piccolo popolo e le sue istituzioni che non hanno strumenti per difendersi. Io non so da cosa nasca questa campagna, potrebbe avere origine persino dal desiderio di ostacolare il processo di sviluppo in Kosovo».

Alle esternazioni di Meidani, Giuliano Amato ha replicato che si è trattato di un'intesa «condivisa»: «ovviamente la presenza delle nostre forze di polizia sul loro territorio può avvenire solo nel rispetto della loro sovranità, vale a dire in termini condivisi e collaborativi. Quindi è giusta la preoccupazione del presidente Meidani di non mettere in discussione la sovranità albanese».

Il capo del governo italiano ha puntualizzato che l'accordo di collaborazione «prevede che i nostri mezzi - elicotteri ed eventualmente mezzi di intervento veloci da far operare sulla costa e non sui mari, sia pure territoriali - potranno andare lì con equipaggio italiano o misto, e che ci saranno azioni di monitoraggio e vigilanza comune sul territorio, ai fini di una corretta applicazione delle norme che prevengono e reprimono l'uso degli scafi per il trasporto dei clandestini, anche con il sequestro e la confisca dei mezzi».

Ma le spiegazioni di Amato non convincono An e Ccd che hanno colto al volo l'occasione per bacchettare il capo del governo italiano. Meidani «ha smontato i facili trionfalismi con cui si è celebrato l'accordo tra il governo italiano e quello albanese. In realtà si tratta della mera continuazione della collaborazione tra i due Stati, che finora ha prodotto solo gli scarsi risultati che sono sotto gli occhi di tutti», ha tuonato il leader del Ccd Pier Ferdinando Casini. A suo avviso, l'Italia ha così fatto «un'altra brutta figura in campo internazionale per colpa di Amato». Il leader del Ccd ha quindi concluso che «in Albania rischiano di avere più valore le parole degli scafisti rispetto a quelle del capo di governo».

Alle aspre critiche di Casini, hanno fatto eco quelle del leader di An Gianfranco Fini, secondo il quale «Amato si illude se crede alle promesse del governo albanese. L'Italia dovrebbe sospendere subito ogni aiuto fin quando Tirana non dimostrerà con i fatti la volontà di impedire veramente gli sbarchi».

Amato ha ribattuto questa mattina a Napoli che «il primo ministro albanese dovrebbe ribadire oggi stesso pubblicamente l'intesa già raggiunta per scopi comuni, e precisare che l'accordo potrà essere messo per iscritto». La dichiarazione di Ilir Meta finora non è però ancora arrivata.

(sda)

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