Kyoto: Ue Prodi pronti a guidare ratifica
publiziert: Mittwoch, 4. Apr 2001 / 21:12 Uhr

Bruxelles - L'Unione europea «è delusa e preoccupata» per la dichiarazione di morte del protocollo di Kyoto ribadita ieri dal governo Usa, ma è pronta ad un'iniziativa guida a livello mondiale per rendere possibile la ratifica degli accordi per la diminuzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, anche senza gli americani.

«L'Europa deve continuare ad agire in maniera coerente ed ha l'obbligo di prendere la leadership in questo importantissimo campo», dice Romano Prodi, presidente della Commissione europea facendosi così interprete delle preoccupazioni degli Stati membri e dell'Europarlamento. Le relazioni tra Ue e Usa sono ai ferri corti. Mentre il presidente George W.Bush ribadisce di volere prima di tutto tutelare l'economia e il benessere degli americani, Prodi, parlando a Strasburgo, rilancia l'idea di un'Europa responsabile e solidale.

«Noi, come europei, dobbiamo avere il senso della responsabilità verso tutti i cittadini del mondo», reclama.

«Dobbiamo avere la consapevolezza che la leadership si può esercitare solo con il senso di responsabilita»'.

Le parole di Prodi giungono mentre la 'troikà europea, composta dal commissario Ue all'ambiente Margot Wallstrom e dai ministri di Svezia e Belgio, è oggi impegnata in Canada, dopo la missione fallita di ieri negli Usa. L'obiettivo è di mantenere unita la famiglia di coloro che nel 1997 hanno sottoscritto Kyoto. La Ue sta tessendo alleanze per rendere operativo il protocollo anche senza il gigante statunitense.

«Un solo paese, gli Stati uniti, non può dichiarare morto un processo internazionale che affronta un tema decisivo per lo sviluppo del pianeta», ribadisce Margot Wallstrom che in America, oltre al no del ministro dell'ambiente Christine Todd Whitman, si è beccata anche una fastidiosa influenza. Domani a Bruxelles, la commissaria incontrerà la stampa per fare il punto sulla missione compiuta oltre oceano.

«La Ue è pronta ad andare avanti da sola e a ratificare il trattato entro il 2002», conferma la commissaria. Sulla carta, questo è possibile anche senza gli Usa, ma è molto più difficile: con 20 tonnellate di Co2 per persona l'anno, pari al 36,1%, gli Stati Uniti sono il più grande produttore di gas ad effetto serra del mondo tra i paesi industrializzati. Perchè il trattato sia valido servono almeno 55 sottoscrittori che rappresentino il 55% delle emissioni di Co2 del totale delle emissioni dei paesi sviluppati. Un'alleanza tra Ue, Russia (senza l'Ucraina filostatunitense) e il Giappone raggiungerebbe il 55,7%, mentre con un accordo tra Europa, Russia, Australia, Islanda, Nuova Zelanda, Norvegia e Canada si arriverebbe al 55, 4%. Il peso di Russia e Giappone (con emissioni pari rispettivamente all'8,5% e al 17,4%) risulta decisivo. Per ora, è nota la sola posizione del governo giapponese che nei giorni scorsi ha protestato ufficialmente con Bush.

La 'troikà europea resta con le valige in mano: venerdì prossimo partirà per un nuovo viaggio, fino al 10 aprile, in Cina, Russia, Iran e Giappone, per raccogliere consensi attorno alla Ue. Il prossimo appuntamento sarà il 21 aprile a New York, a margine della commissione sullo sviluppo sostenibile: un'altra occasione per fare pressing internazionale sugli Usa. Sullo sfondo, resta la nuova conferenza dei 180 paesi della Conferenza delle parti che si dovrebbe tenere a Bonn, in luglio. Gli americani hanno confermato ieri che loro ci saranno, ma senza spiegare per fare cosa e perchè.

L'Unione europea è ferma: «Il governo americano non si può chiamare fuori da una sfida che rappresenterà una priorità politica mondiale per i prossimi decenni».

(kil/sda)

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