Macedonia: bombe sulle case prime vittime tra civili
publiziert: Freitag, 4. Mai 2001 / 20:51 Uhr

SKOPJE - Nel secondo giorno di offensiva delle forze armate macedoni contro la guerriglia albanese, si contano le prime vittime tra la popolazione civile e si profila un'emergenza umanitaria.

L'artiglieria pesante e gli elicotteri hanno ripreso a martellare sin dalle prime ore del mattino i villaggi intorno al comune di Lipkovo, nella Macedonia settentrionale, tra le cui case si annidano i combattenti dell'Esercito di liberazione nazionale (Uck). Colonne di fumo si sono viste levare dall'interno dei centri abitati, in particolare a Vaksince e Slupcane, da dove giunge continuo l'eco delle cannonate.

Un medico di Slupcane, Fatmir Hasani, raggiunto telefonicamente dall'agenzia italiana Ansa, dice che tre civili sono rimasti uccisi e almeno quindici altri (in gran parte bambini) sono feriti. «La situazione è disastrosa» racconta, mentre alla sua voce si sovrappone il fragore delle bombe. «Il mio ambulatorio è per il settanta per cento distrutto - prosegue - non posso fare nulla per i malati, mi sono rimaste solo poche fiale di antibiotico».

Il sindaco di Lipkovo, Ysamedin Halili, denuncia sette morti tra i civili (la Croce rossa internazionale per il momento ne conferma solo due), e lancia un appello al governo chiedendo una tregua per concedere alla popolazione la possibilità di evacuare la zona: «Oggi è stato concesso un cessate il fuoco di appena un'ora - racconta - ma quel tempo non basta neppure per informare la popolazione. I villaggi sono senza luce, radio e televisori non funzionano e la gente vive nascosta nelle cantine senza neppure poter mangiare. Qui - conclude - si rischia la catastrofe umanitaria».

Si calcola che negli undici villaggi occupati dalla guerriglia albanese e presi di mira dalle forze armate governative, vivano non meno di ventimila persone. Lo stesso ministero della Difesa riconosce che 3.500 tra donne e bambini si trovano tuttora a Slupcane e Vaksince: «Vengono usati dai terroristi come scudi umani» afferma il portavoce, Georgji Trendafilov. Oggi alle 15:15 da Skopje è stato lanciato l'ennesimo ultimatum, ordinando alla popolazione di sei villaggi di abbandonare le loro case entro un'ora. E qui si coglie una contraddizione, poichè non si capisce come possano farlo se è vero che vengono tenuti in ostaggio. Allo scadere dell'ultimatum i bombardamenti sono ripresi.

Il rappresentante dell'Osce a Skopje, Carlo Ungaro, commenta che «sarebbe molto grave se si accertasse che i guerriglieri albanesi impediscono alla popolazione di muoversi». Poi aggiunge che i soldati non hanno consentito neppure ai suoi osservatori di avvicinarsi alla zona degli scontri, e quindi una verifica diretta della situazione appare impossibile.

Uno dei comandanti dell'Uck, che si presenta col nome di battaglia di «Sokoli», racconta all'Ansa che i suoi uomini «continuano a tenere le posizioni mentre le forze governative arretrano». Riferisce dell'abbattimento di un elicottero d'attacco e della distruzione di tre mezzi blindati, circostanza categoricamente smentita dal ministero della Difesa. Poi avverte: «Se entro domani sera l'esercito macedone non interromperà i bombardamenti, la guerra si allargherà a tutte le zone del paese in cui abitano gli albanesi».

Oggi è rientrato dagli Stati Uniti il presidente della repubblica Boris Trajkovski, ma i margini di manovra politica devono essergli apparsi subito molto stretti se ha deciso per prima cosa di rinviare a martedì prossimo la seduta del parlamento prevista per il pomeriggio. La tensione politica è altissima, e la «Vmro-Dpmne» (il partito del premier Georgevski) denuncia «gravi difficoltà di dialogo» persino con il Partito democratico albanese, la formazione più moderata alleata dell'esecutivo. I partiti nazionalisti macedoni intanto premono per il pugno di ferro «contro i terroristi», e preannunciano manifestazioni di piazza.

(kil/sda)

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